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Viva Mussolini!
Aram Mattioli

Ed.

Garzanti



«Ciò che sembra caratterizzare il contesto italiano non è solo una cultura politica diversa, ma le conseguenze di una rivoluzione culturale della destra che, a partire dal 1994, ha minato la base di consenso antifascista dell'Europa del dopoguerra. Uno dei primi obiettivi del berlusconismo è proprio quello di indebolire la coscienza della democrazia e dello stato di diritto non schierandosi mai apertamente contro la “destra dura e pura” e le sue posizioni filofasciste.» 


«L'Italia sta attraversando una profonda crisi, che investe la sua identità e la sensibilità nei confronti della storia nazionale. L'Italia è una nazione bellissima, a cui resta solo la speranza di potersi liberare dai fantasmi che la tormentano dall'inizio degli anni Ottanta, quando è cominciata la rivoluzione culturale della destra.» 

In questi ultimi anni l'Italia ha vissuto una «rivoluzione silenziosa», che ha profondamente cambiato la nostra società civile. In un clima di intolleranza e volgarità crescenti, sono stati infranti alcuni tabù dello stato di diritto, fino a mettere in discussione la libertà di stampa e istituzioni fondamentali come il sistema della giustizia, la Corte Costituzionale e la stessa presidenza della repubblica. Uno degli aspetti chiave di questa trasformazione della coscienza collettiva è stata la distruzione della memoria condivisa dagli italiani, cui ha dato un contributo decisivo il «revisionismo storico»: da un lato sono stati rivalutati Mussolini e il fascismo, dall'altro sono stati messi in dubbio i meriti dell'antifascismo e della lotta partigiana. La polemica revisionista, che ha trovato ampio spazio sui media, è stata il presupposto di un'operazione politica, che ha portato al governo gli eredi politici del fascismo e un movimento con forti venature populiste e razziste come la Lega Nord. Non solo la società italiana si è spostata a destra, ma le idee della destra hanno conquistato uno spazio crescente nel dibattito pubblico.
Aram Mattioli, professore di storia all'Università di Lucerna, ricostruisce le diverse tappe di una «guerra culturale» che ha interessato gli storici e i politici, ma anche le arti e i mass media.



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