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Cicatrici
Gianluca Morozzi

Ed.

Guanda



In una grande città del Nord Italia, un uomo insospettabile ha compiuto un efferato delitto davanti a centinaia di testimoni. Nemo Quegg, un grigio e tranquillo tipografo di periferia, ha ucciso una persona con un coltello da cucina, in mezzo a una folla di bambini e genitori che assistevano alla sfilata di un circo. Poi ha gettato il coltello e ha aspettato con calma l'arrivo della polizia. Alla psicologa che dovrà stilare la perizia sulla sanità mentale, Nemo Quegg racconta la sua agghiacciante storia: quella di una ragazza che compariva su un autobus notturno sempre alla stessa ora, di una nave in bottiglia, e di un famoso medico dagli occhi freddissimi. Cosa c'entra in tutto questo un padre che, senza motivo, una notte stermina la propria famiglia nella sala da pranzo, vedendo sfuggire solo la figlia minore? Cosa c'entrano due bambini che calciano un pallone su un promontorio, sotto un cielo pieno di nuvole vorticanti e di stormi di uccelli? E cosa significa quel foglio coperto da scritte indecifrabili, date lontane nel tempo, frasi dei Beatles, e un nome di donna al centro di tutto?

Come in Blackout, il romanzo che  ha rivelato il talento di Gianluca Morozzi, una storia forte e un intreccio complesso che trovano una spiegazione - folgorante - solo alla fine.

"Io ignoravo tutto. Piangevo. Piangevo, coperto di sangue, piangevo per la mia povera madre, per la mia povera Felice, piangevo per me, per la mia anima piena di cicatrici, la cicatrice di un colpo di fucile, la cicatrice di un corpo dilaniato, tante altre cicatrici precedenti, quelle che non ricordavo....quante ferite, quanto dolore...."



Gianluca Morozzi, scrittore e musicista, ha esordito pubblicando il romanzo Despero per Fernandel nel 2001. Da allora ha pubblicato narrativa per Fernandel, TEA, Guanda e scritto graphic novel. Il suo maggior successo rimane Blackout (Guanda 2004; TEA, tascabile, 2007) che è stato tradotto in Inghilterra, America e Germania. Sostiene di essere “il più grande tifoso del Bologna mai esistito” e a quanto pare è proprio così. Colpa (o merito) del Nonno.

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